Ora anche Abu Dhabi ha il suo Louvre

Abu Dhabi vuole diventare il centro culturale del Golfo persico, così inizia dalla versione emiratina del più noto museo parigino. Con un obiettivo a dir poco ambizioso: mostrare l’umanità sotto una nuova luce

La cupola del Louvre di Abu Dhabi in costruzione. Photo credits www.timeoutdubai.com
La cupola del Louvre di Abu Dhabi in costruzione. Photo credits www.timeoutdubai.com

Quando l’emiro di Abu Dhabi Sheikh Zayed entrò al Louvre durante una vista ufficiale a Parigi rimase così folgorato che, girandosi verso la sua pletora di funzionari e accompagnatori, esclamò: “un giorno anche noi avremo un museo come questo!”.

 

Così vorrebbe la leggenda che Mariam Saleh Mubarak al Dhaheri, incaricata della comunicazione, ci racconta con piglio epico brandendo un piccolo telecomando tra le mani. Quando preme il tasto play conclude: “E allo scadere del 2017, l’emiro Sheikh Zaied ce l’ha fatta ad avere un Louvre tutto suo, e dall’ 11 Novembre il museo per la prima volta aprirà i suoi battenti al pubblico”.

Ci siamo, è ufficialmente iniziato il video-tour di presentazione tra i corridoi virtuali di “un museo che rivela una storia umana, una storia universale”, come recita con accento perfetto una voce femminile metallica. Scorrono così le immagini di pittori turchi, sculture indiane e cinesi, arte egiziana-copta e poi ancora, Matisse, Le Fifre di Manet, l’Autoritratto di Van Gogh e Il Bonaparte che attraversa le Alpi di Jaques Louis David.

“Abu Dhabi ha già una sua collezione di 600 opere”, spiega al Daheri. Le altre 300 sono in prestito dall’Agence France Museum, che ha anche formato i curatori di Abu Dhabi. I governi di UAE e Francia hanno siglato un accordo di cooperazione di 30 anni, che prevede anche il prestito del marchio “Louvre” per una cifra di 400 milioni di euro.

Prima ancora di aprire, il Louvre di Abu Dhabi è già diventato un modello espositivo adottato in tutto il mondo: i curatori di Abu Dhabi hanno mischiato diversi tipi di arte negli stessi pannelli in un’esposizione che però rimane strutturata in ordine cronologico. Lo scopo è di ricostruire la Storia universale mostrando le similitudini nelle contaminazioni artistiche di diversi angoli del mondo.

Così con circa 20 euro, si potranno ad esempio vedere le statue dell’arte buddhistica di Gandahara (antica regione tra Afghanistan e Pakistan) esposte accanto a statue greche dell’Ellenismo, dove un Buddah di pietra che indossa tunica e drappeggio identici di un giovane atleta greco. Questo per sottolineare come le conquiste a Oriente di Alessandro Magno abbiano legato Gandahara con la regione Mediterranea. “Louvre Abu Dhabi, vedi l’umanità sotto una nuova luce!”, ripete in slogan la vocina metallica della presentazione.

Dai soffitti del Louvre emiratino la luce entra e si riflette sul pavimento come se fosse filtrata dalle foglie in una foresta di palme. “Rain of light”, come la definisce l’autore e architetto francese Jean Nouvel, è il risultato del sapiente incastonamento di 8000 stelle metalliche su una cupola di 180 metri. A supportare l’opera dell’architetto c’è l’installazione Foglie di Luce dell’italiano Giuseppe Penone: un albero di bronzo con gli specchi posti sui rami in modo da riflettere la “pioggia di luce”.

Nouvel ha progettato il Louvre come una città-museo costruita su un arcipelago artificiale. Si tratta di una costruzione che riprende le fattezze della medina da Le mille e una notte, divisa in 55 compartimenti bianchi intervallati da spazi aperti in cui si vede il mare. Emozionante, se non fosse che proprio davanti al cupolone di Nouvel le ruspe continuano a scavare senza sosta, con operai tassativamente non emiratini: sono i “cittadini di serie B”, filippini e pakistani, notoriamente sottopagati.

La cupola sarà ad Abu Dhabi quello che è la Piramide a Parigi”, puntualizza entusiasta Mariam al Daheri. I lavori in corso per il Louvre non sono ancora terminati e rientrano in un progetto molto più grande, che ambisce ad attrarre grandi investimenti e di fare di Abu Dhabi il centro culturale non solo degli Emirati Arabi, ma dell’intero Golfo.

Il Louvre rientra infatti in un’ampia operazione di re-branding, suggellata il 29 Aprile scorso quando il Primo Ministro Mohammad Bin Rashid ha inaugurato il Soft Power Council. L’organismo ha lo scopo di riscrivere la storia degli Emirati in un’ottica più universale, promuovere il paese espandendo il modello emiratino oltre il Golfo, e così rafforzare la Public Diplomacy degli EAU.

Per quella che viene definita la “piccola Sparta del Golfo”, è un’operazione notevole. Abu Dhabi, è però decisa a raffinare il suo soft power per ammaliare la comunità internazionale, e nel frattempo competere con il cuore finanziario degli EAU, Dubai.

L’Isola di Saadiyat, di fronte alle coste di Abu Dhabi, sarà il fulcro di questo progetto. Sul modellino della futura “Isola della cultura” spuntano una fiera, l’immancabile centro commerciale, e tre musei: il National Museum disegnato da Norman Foster, con la storia degli EAU e la celebrazione del padre della patria Sheikh bin Sultan, padre del presidente Sheikh Khalifa; il Ghugeneim Abo Dhabi, progettato da Frank Gehry e la cui architettura riprenderà le Torri del Vento; e il Louvre, l’unico finora costruito.

“Cina, India e Russia saranno un grande mercato in termini di visite, ma il nostro target sono anche i residenti della regione, perché sono turisti che si fermano per più tempo”, spiega Dhaheri. Davanti a questi target eterogenei, sorge però una domanda: come il Louvre Abu Dhabi si regolerà con i nudi artistici? “Li abbiamo inclusi” taglia corto Dhaheri, “ma sono contornati da pannelli con chiari avvisi per quei visitatori che non volessero esporre ai nudi le loro mogli o bambini, così possono passare oltre”.

@CostanzaSpocci

Costanza Spocci

Costanza Spocci

So many times I thought, “I should become a journalist,” but I started to pursue this career only in 2012 when I moved to Egypt. I graduated with a degree in Political Science from Bologna, then attended Sciences Po in Lyon, France, before earning a Masters in International and Diplomacy Science in Forlì, Italy. I had realised that writing and studying the history of a country wasn’t enough to understand its underlying dynamics. If I really wanted to understand the world, I had to go and see it with my own eyes. That’s what I did. In Morocco first, then Nepal and India. Kabul then struck me and, during months spent in Peshawar working for an NGO, I grew stronger and felt it a duty to describe in writing the complex realities I encountered, Eventually, I moved to Cairo and lived there for three years, working first for an Egyptian news outlet and later a freelance collective. I gained further experience in the Gaza Strip, the West Bank, Israel, Lebanon and Turkey. Now I set my sights on Press.

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