Polonia, Le classi in uniforme

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Damian Duda mostra ai suoi studenti come maneggiare un’arma.

Driiiin driiiin. Al suono della campanella gli studenti gettano le loro cose nello zaino, tirano giù i cappucci e su i pantaloni dalla vita troppo bassa, e si trascinano svogliatamente in classe. Nello stesso momento, e nello stesso istituto, altri giovani liceali vestiti con l’uniforme mimetica e gli anfibi di pelle salgono ritmicamente le scale e si dispongono in riga. Gli sguardi teneri e le facce imberbi si fanno appena tese all’arrivo del loro insegnante. Damian Duda, leader di una delle più antiche organizzazioni paramilitari polacche, li richiama all’attenti: destra, sinistra, centro. Dopo l’appello e il saluto iniziale, con lo sguardo vigile segue la piccola truppa mentre in fila indiana entra in classe, e si dispone ordinatamente tra i banchi.

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“Gli studenti qui sono come soldati,” spiega Duda, in testa alla Lega Accademica (o Legia Akademicka), mentre accarezza l’AK-47 che gli pende dal collo. “L’unica differenza è che i miei ragazzi in un solo mese usano le munizioni che un soldato dell’esercito polacco sparerebbe in un anno”. Il liceo di Lublin, cittadina polacca a sud-est di Varsavia poco distante dal confine con l’Ucraina, è uno dei tanti istituti che propone “classi in uniforme”, o programmi che integrano alle normali materie scolastiche approfondimenti su come garantire la sicurezza nazionale e maneggiare le armi, oltre che ripetuti e faticosi addestramenti fisici all’aperto. L’uniforme è la conditio sine qua non per le decine di migliaia di studenti impegnati in questi percorsi educativi in tutto il Paese.

Duda ha fondato la Lega Accademica dieci anni fa, mentre studiava storia e arte all’università. “Quando ti trovi davanti ai palazzi e alle opere antiche, non puoi non pensare alla travagliata storia che ci sta dietro, e non capisco perché sembri strano che abbia deciso di intraprendere la carriera militare, che sta alla base della nostra storia nazionale”, spiega Duda. “Come se non bastasse, è una vita che ascolto i racconti dei miei nonni, che durante la guerra nascondevano i partigiani nello scantinato”. Imbevuto non solo delle storie non dette di un Paese lacerato per anni, ma anche di quell’orgoglio patriottico dirompente che caratterizza l’odierno popolo polacco, Duda aggiunge che per lui “studiare non è abbastanza”, e che “per essere un vero uomo devi saper usare le armi e combattere”.

La tradizione paramilitare in Polonia risale ai primi del Novecento, quando tanti dei gruppi ancora oggi esistenti si sono distinti come il cuore pulsante dell’esercito di volontari, che dopo il 1915 ha portato alla liberazione del Paese, e più tardi ne ha costituito l’esercito nazionale. I gruppi paramilitari polacchi sono stati banditi e sciolti in epoca sovietica, e hanno rivisto la luce dopo la caduta dell’Urss alla fine degli anni ’90. Già durante la leadership politica liberale del primo decennio del nuovo millennio i veterani erano osannati come eroi della patria. Ma la triade patriottismo, storia e tradizione non ha mai avuto un ruolo così cruciale nel Paese come con l’attuale governo di destra radicale, manovrato dal leader di partito Jaroslaw Kaczynski (succeduto al fratello Lech che è rimasto vittima, con altri 95 rappresentanti della classe dirigente polacca, nell’incidente aereo di Smolensk il 10 aprile 2010).

La Lega Accademica di Damian Duda, formatasi solo una decina d’anni fa, conta all’incirca 120 membri, e deve il suo nome e il cuore della sua missione a un battaglione di resistenza di studenti volontari nato a Lublin e dintorni nel 1917. “La mia idea iniziale era quella di dare agli studenti educazione e addestramento militare – poiché il servizio militare non è più obbligatorio in Polonia dal 2008 -,” spiega Duda, “ma ben presto ho notato che, forse per via dei tempi incerti che stiamo vivendo, sempre più giovani una volta diplomati tendevano ad arruolarsi nell’esercito o nella polizia, e quando anche intraprendevano carriere istituzionali, non volevano smettere di addestrarsi con la Lega.”

L’interesse dei polacchi verso la guerra è più che triplicato negli ultimi due anni, da quando cioè il vicino orso russo ha iniziato “una guerra ibrida”, giocata sul duplice piano militare e virtuale, contro l’Ucraina, e ha contemporaneamente invaso la Crimea. L’abile propaganda dei media e del governo ha insinuato incertezza nella testa di molti e anche Duda, che ha passato lunghi periodi come paramedico – “perché la legge polacca vieta di arruolarsi con gli eserciti stranieri”, dice lui – nei teatri di guerra in Siria e in Ucraina, alimenta le paure delle sue piccole reclute. “In entrambi i paesi è in corso una guerra, dove normali cittadini hanno dovuto abbracciare le armi e combattere per il loro paese e la libertà, perché i rispettivi governi non erano in grado di proteggerli,” dice Duda, mentre proietta macabre immagini scattate da lui stesso sul fronte. “Le formazioni che si sono venute a creare sono simili alle nostre organizzazioni paramilitari con l’unica differenza che loro sono già in guerra.”

Un anno fa di fronte a VICE International, Duda si pavoneggiava dicendo che, “Dobbiamo essere come il corpo umano quando è invaso dai batteri: gli anticorpi devono essere già lì senza che ci sia bisogno di formarli”. Per gli Gli Occhi della Guerra aggiunge che, “Nonostante la Polonia faccia parte della NATO, se la Russia dovesse attaccare, si troverebbe da sola ad affrontarla.” La sua posizione trova conferma in un sondaggio del Pew Research Centre tenutosi l’ottobre scorso, quando il 74% dei polacchi si era dichiarato favorevole alla NATO, ma solo il 31% credeva che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti a fianco della Polonia in caso di attacco militare russo. La vittoria di Trump, secondo cui la NATO sarebbe obsoleta e Putin un papabile alleato, non fa che ingigantire le paure di un Paese, che è tra i pochissimi – assieme agli Stati Uniti, l’Inghilterra, l’Estonia e la Grecia – a rispettare gli accordi transatlantici e investire il 2% del suo Pil in spese militari.

Se un motivo per cui Duda si è dato all’insegnamento nei licei, è avere abbastanza soldi da non doversi preoccupare per le munizioni e l’equipaggiamento dei membri della Lega Accademica, le classi in uniforme sono diventate bacino di reclutamento per il gruppo, tant’è che oggi iscriversi al corso coincide con l’entrare a far parte della Lega. Questa macchina da guerra ben rodata non poteva non sortire l’attenzione dello stato polacco che ha deciso, con la supervisione e le sovvenzioni economiche del Ministero della Difesa, di riconoscere ufficialmente la Lega Accademica e altre quattro milizie volontarie come “gruppi di difesa civile”, e riunirli in una Federazione nazionale.

“Quello che amo di questa scuola è che organizzano tanti training fisici,” spiega Martin, un ragazzino spigliato al terzo anno. “L’anno scorso abbiamo fatto esercitazioni di paracadutismo, di tattica nera e grigia nei palazzi e nelle città, di tattica rossa simulando l’evacuazione dal campo di battaglia e di tattica verde nelle foreste e nei campi aperti.” A esse, si sommano lezioni di primo soccorso e periodici appuntamenti al poligono di tiro.

Dal 1927 al 2012 tutti gli studenti polacchi erano tenuti a frequentare i corsi tenuti dall’organizzazione di Preparazione alla Guerra. Fino al 2008 queste classi servivano per preparare i giovani ai due anni di leva militare obbligatoria che sarebbero seguiti, ma più in generale per tutta la loro durata hanno fornito ai ragazzi le competenze teoriche e pratiche necessarie per fronteggiare qualunque tipo di emergenza, dall’attacco militare alla calamità naturale.

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Mai come con Duda, però, i ragazzini si sentono trattare da veri soldati e sono partecipi attivamente dello straripante orgoglio nazionale polacco. “Ho preso parte a tante attività qui a scuola, come addestramenti militari e parate, e fuori di qui ho anche guidato delle marce e scortato eventi ufficiali e dimostrazioni,” dice Natalia, una diciassettenne tranquilla, che in classe si dimostra però incredibilmente abile nel montare e smontare le armi da fuoco. “Il mio forte patriottismo deriva dall’amore per la storia… E uno degli episodi che mi emoziona di più è quello di Inka, una soldata della mia età, che alla fine della Seconda Guerra Mondiale si è rifiutata di firmare l’accordo con i comunisti e per questo è stata ammazzata.” I resti di Inka sono stati trovati di recente e, al funerale di stato organizzato in suo onore, ha partecipato anche Natalia.

 

Eleonora Vio

Eleonora Vio

It might sound naive, but my decision to pursue the ill-advised profession of freelance journalist stemmed from my insatiable curiosity and keenness for adventure. Perhaps it was linked to a Master degree in London, time spent in Iran, various internships around the world or the scholarship I was awarded by Qatar University. But if I hadn’t followed my natural inclinations since I was child, if I hadn’t decided to disregard the obvious and embrace the diverse, I would not have pushed it so far, I love writing and photography, but cannot live without piles of books and rock music pumped in my ears. I’ve lived in India, Qatar, Palestine and Egypt. With the launch of Nawart Press, I am as thrilled as I was before those first trips as a backpacker.

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