Un artista in cammino: Francis Alys – MACLA LAB

Mentre Nawart finisce i preparativi per The Railway Diaries, Macla Lab presenta il tema del viaggio e del movimento intrapreso dall’individuo che parte per il mondo in cerca di informazioni attraverso due opere dell’artista belga Francis Alÿs.

francis alysFrancis Alÿs, nato a Anversa in Belgio nel 1959, è uno degli artisti contemporanei più noti al mondo. Dopo aver studiato all’Istituto di Architettura di Tournai in Belgio tra il 1978 e il 1983 e all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia dal 1983, si trasferisce nel 1986 in Messico, dove risiede tuttora. A partire dagli anni ’90, Francis Alÿs fonda le basi della sua pratica artistica sul concetto dell’erranza e del camminare.

I suoi gesti e i suoi interventi fanno eco all’attivismo teatrale apparso in Messico dal 1965, con il Teatro Campesino che porta avanti una tradizione popolare e satirica che accentua il contesto socio-politico messicano. Le opere di Francis Alÿs usano la città come laboratorio, perché, più che qualsiasi altro ambiente urbano, la città concentra in sé stessa quel groviglio di movimenti che il passante può scoprire solo camminando lentamente, passo a passo. Saranno proprio questi movimenti e questi spostamenti che diventeranno la materia prima dell’artista.

Quello che rende il lavoro di Alÿs uno dei più accattivanti dell’arte contemporanea è il trovare mezzi poetici e innovativi per parlare delle crisi politiche ed economiche che pressano il mondo d’oggi. I suoi progetti trattano soggetti come il lavoro nero, i senza tetto in Messico, le promesse e i fallimenti dei programmi di modernizzazione in America Latina, le rivendicazioni territoriali nella guerra israelo-palestinese e le vie migratorie tra l’Africa e l’Europa.

The Collector, opera realizzata dal 1991 al 2006 nelle vie del Messico, è una delle prime eseguite dall’artista. Una serie di passi che raccolgono i frammenti metallici incontrati durante una passeggiata in città. Nel video, Alÿs porta a spasso con una corda un piccolo cane di ferro posizionato su delle rotelle, con una calamita molto potente agganciata al suo interno, come se fosse un animale fedele o un giocattolo, fino a quando, grazie alla calamita, il cagnolino non attrae – e si ricopre – di tutti i pezzi di ferro trovati lungo la via. Questi frammenti sono sia tracce che indizi che il passante raccoglie fino a svelare una delle verità nascoste della città.

The Collector video

Usando lo stesso procedimento, le Magnetic Shoes, opera realizzata nelle strada dell’Havana nel 1994, sono scarpe magnetiche che raccolgono pezzi metallici e scarti di ferro che ricoprono le strade della città. Passo dopo passo, l’artista-passeggiatore accumula gli indizi di una vita vissuta a raso terra. Lasciandosi trasportare dalla strada, la marcia diventa una fatica nel movimento, seguendo il ritmo del corpo e del vasto tessuto urbano che l’artista percorre. Con i frammenti raccolti, l’artista studia la superficie di quel mondo che si attraversa quotidianamente.

Magnetic Shoes video

Francis Alÿs è un flâneur [una bellissima espressione francese per descrivere il “passeggiatore”] a tempo pieno. Con The Collector e Magnetic Shoes, Alÿs si posiziona nel panorama della produzione artistica in modo rilassato e con nonchalance. Lui stesso si definisce un incompetente dell’espressione artistica, qualunque essa sia, ma si circonda di collaboratori competenti come pittori, pubblicisti e cineasti.

Alÿs riesce a lavorare laddove le leggi del mercato e del consumismo sono difettose. Lavora dentro il tempo, nel suo scorrimento; e si prende tutto il tempo che serve per perdersi. L’artista costruisce, di fronte a una concezione quantitativa e puramente commerciale che vede la “passeggiata” come una perdita di tempo non rimunerativa, una resistenza facendo del suo percorso un mezzo speculativo per porre degli interrogativi.

https://www.artsy.net/artist/francis-alys

Christophe Debauve, pittore del collettivo MACLA LAB

Giulia Bertoluzzi

Giulia Bertoluzzi

I came across this profession by accident. Or perhaps it was natural, given my insatiable appetite for travelling and exploring. I’d never tried to imagine myself six months ahead, but now, looking backwards, I see that everything I did was meant to be. After taking a degree in Humanities at the University of Bologna and a Master in European Studies at the University of Brussels, I worked for several institutions. Despite my engagement in Northern Europe, the call to the Middle East returned. After completing a final dissertation on the role of the media in the Egyptian and Tunisian Revolutions, I finally left for the Middle East. First in Lebanon then in Egypt, the complex reality I was reporting changed me deeply. For two and a half years I worked as part of a team of freelance journalists, reporting from Egypt, Lebanon, Israel, the West Bank and Turkey. With Nawart I wanted to not only give myself another challenge but also propose a model of responsible journalism.

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